Gli articoli e le notizie del Magazine pubblicati da Lazzari Stefano

Memorie#Confronti

https://www.trustfdp.it/memorie-confronti-2018.html

2-18 novembre 2018 Cultura nella Valle del Tevere

Da Norcia a Città di Castello: l'arte e la musica per la rinascita dei territori post-terremoto e la scoperta dei tesori nascosti nei piccoli borghi con la mostra Memorie#Confronti

Norcia, Gubbio, Città di Castello, Montone, Alviano, Attigliano. Sei centri della Valle del Tevere, compresi alcuni territori colpiti dal sisma del 2016, hanno aderito al programma dell'Associazione Genius Loci Floridi Doria Pamphilj per la valorizzazione e la promozione del territorio e del patrimonio storico e culturale dei luoghi legati alle famiglie Floridi Doria Pamphilj attraverso l'arte e la musica. Le prime iniziative sono in programma dal 2 al 18 novembre. Ad inaugurare il calendario, la mostra Memorie#Confronti (venerdì 2 novembre alle ore 17) nella Pinacoteca del rinascimentale Palazzo Vitelli alla Cannoniera di Città di Castello, tra i più importanti musei in Umbria per opere custodite e vero gioiello da scoprire. La mostra, in programma fino a domenica 18 novembre, mette a confronto arte contemporanea e tradizione pittorica antica con l'esposizione dell'opera vincitrice della prima edizione del Premio "Memorie#", Clavis Universalis di Jasmine Pignatelli, accanto alle copie di opere di arte antica che si riferiscono a tre episodi della tradizione storica e artistica delle famiglie Floridi Doria Pamphilj.

La presentazione della Mostra Memorie#Confronti a Genova, Palazzo del Principe

La Bottega Tifernate realizza le riproduzioni

Un sodalizio tra la famiglia Lazzari e le famiglie Floridi Doria Pamphilj che va avanti dal 2001

Le riproduzioni per la mostra Memorie#Confronti sono state realizzate dalla Bottega Tifernate di Città di Castello che ha ricreato ogni dipinto seguendo le caratteristiche ed i colori degli originali. Un lungo percorso di ricerca e studio seguito da tutto il team della Bottega che ha permesso di ricostruire nei più piccoli dettagli dipinti su tavola, tela ed anche disegni su cartoncino, parte della grande collezione dei principi Doria e Pamphilj ma anche della famiglia Floridi.

A chiudere, invece, il programma di eventi, il concerto di musica antica della Schola Romana Ensemble dal titolo Sacro e Profano, Imperatori e Papi, in memoria di San Benedetto, a Norcia, nel Centro di Valorizzazione di via Solferino (domenica 18 novembre, ore 17.30). Nel programma della Schola Romana Ensemble – considerato uno dei migliori complessi in grado di eseguire brani che vanno dall'antichità greco-romana al Settecento – musiche dall'imperatore Adriano a Papa Innocenzo X Pamphilj. Ad Attigliano, sabato 3 novembre alle ore 17, inaugura la mostra Genius Loci, in programma fino al 18 novembre, con le riproduzioni dei quadri originali delle collezioni private Floridi Doria Pamphilj custodite nei palazzi rinascimentali di Roma e Genova. A Gubbio, il 4 novembre, dopo il grande successo di pubblico, chiude la mostra Gubbio al tempo di Giotto – Tesori d'arte nella terra di Oderisi organizzata in tre sedi espositive (Palazzo dei Consoli, Museo Diocesano, Palazzo Ducale). E, infine, Alviano con "Olio & Farro", dal 16 al 18 novembre, sarà una delle tappe della Maratona dell'Olio mentre Montone, considerato uno dei Borghi più belli d'Italia, ospiterà nei suoi vicoli e piazzette, dall'1 al 4 novembre, la Festa del Bosco.

La Valle del Tevere come centro di Cultura rinascimentale

Cultura nella Valle del Tevere è organizzata dall'Associazione Genius Loci Floridi Doria Pamphilj, con il patrocinio della Provincia di Perugia e dei Comuni coinvolti di Alviano, Attigliano, Città di Castello, Gubbio, Montone, Norcia

L'ingresso a tutti gli eventi è libero www.trustfdp.it

Ufficio stampa Simona Savoldi 339 6598721 – savoldi.press@gmail.com

Turner. Opere dalla Tate

 

Dal 22 Marzo 2018 al 26 Agosto 2018

Joseph Mallord William Turner, Venice: Looking across the Lagoon at Sunset, 1840, Acquerello su carta, 304 x 244 mm, Tate, Accepted by the nation as part of the Turner Bequest 1856 | Courtesy of Chiostro del Bramante 2018

Dal 22 Marzo 2018 al 26 Agosto 2018

Luogo: Chiostro del Bramante

Curatori: David Blayney Brown

  • Roma – Assessorato alla crescita culturale

Costo del biglietto: Intero 14 € | Ridotto 12 € | 6-18 anni 9 € | Gratuito bambini fino a 5 anni, accompagnatori di gruppi (1 ogni gruppo), insegnanti in visita con alunni/studenti (2 ogni gruppo), un accompagnatore per disabile, possessori di coupon di invito, possessori di Chiostro del Bramante Card, giornalisti con regolare tessera dell’Ordine Nazionale (professionisti, praticanti, pubblicisti) in servizio previa richiesta di accredito (esclusi i festivi, sabato e domenica) da parte della Redazione

Telefono per informazioni: +39 06 6880 9035

Comunicato Stampa: Il Chiostro del Bramante, in collaborazione con la Tate di Londra, ospita da fine marzo a fine agosto 2018 TURNER. Opere della Tate, una grande esposizione monografica dedicata a uno dei massimi esponenti della pittura inglese: Joseph Mallord William Turner. 
La mostra, curata da David Blayney Brown, Manton Curator of British Art 1790-1850, segna l’inizio di un’importante collaborazione tra la Tate di Londra e Chiostro del Bramante e sarà un’occasione unica per ammirare alcuni tra i lavori più importanti dell’intero percorso artistico del celebre pittore inglese, assente da oltre 50 anni dalle programmazioni dei musei romani e da 12 anni dai musei italiani. Una collezione unica composta da 92 opere, tra acquerelli, disegni, album, oltre a una selezione di olii, per la prima volta esposte insieme in Italia. Le opere sono state selezionate dal vastissimo lascito che comprende circa 30.000 lavori cartacei, 300 olii e 280 album da disegno, conosciuto come “Turner Bequest”, donato alla Gran Bretagna cinque anni dopo la morte dell’artista nel 1851 e conservato per la maggior parte presso la Tate. Il lascito comprende l’intero corpus di opere custodite presso lo studio personale dell’artista e realizzate nel corso degli anni per il “proprio diletto” secondo la bella espressione del critico John Ruskin.

Un piacere estetico e visivo in cui i ricordi di viaggi, le emozioni e i frammenti di paesaggi visti durante i suoi lunghi soggiorni all’estero, sono il mezzo per raccontare l’evoluzione del linguaggio stilistico di Turner e la sua incessante ricerca poetica, volta a sperimentare le potenzialità espressive della luce e del colore. La mostra ci permette quindi di esaminare l’intera produzione artistica di Turner e rivela come, da disegnatore di soggetti topografici e architettonici, abbia sviluppato man mano uno stile estremamente personale, includendo nelle sue opere una straordinaria gamma di nuovi elementi iconografici e stilistici basandosi su una raffinata predilezione per la luce, il colore e gli effetti atmosferici. 
La mostra al Chiostro del Bramante – suddivisa in sei sezioni tematiche – pone l’accento sull’importanza che gli acquerelli ebbero per la definizione dello stile di Turner, dimostrando come le sue ricerche espressive abbiano di fatto precorso l’arte degli impressionisti.  Il carattere intimo e personale delle opere esposte in mostra sarà anche l’occasione per indagare l’uomo oltre che l’artista e per comprendere i radicali sviluppi dello stile di Turner che, di fatto, anticiparono le tendenze stilistiche della fine del XIX secolo. Dalla sua predilezione per le città marinare al suo interesse per la riproduzione di paesaggi atmosferici inglesi o alpini, fino allo studio dettagliato degli interni domestici o dei rilievi architettonici. Memore dei suoi numerosi viaggi, molti dei quali in Italia, e animato da un forte spirito innovativo, l’artista si dedicò incessantemente a sperimentare, soprattutto negli acquerelli, una libertà compositiva e stilistica e un uso dei colori innovativo e sorprendente, che portarono i suoi contemporanei a pensare che Turner “fosse solito di dipingere con gli occhi, con il naso oltre che con le mani”. 

Completa il progetto un’installazione immersiva ideata da Fabien Iliou, videoartista francese, che ispirandosi al lavoro di Turner ha creato un video mapping a 360° attraverso cui il visitatore viene trasportato all’interno del mondo dell’artista e nelle atmosfere dell’Inghilterra di quegli anni. L’innovazione tecnologica per raccontare l’opera di Turner, che ha sempre sperimentato con luce e colore, tanto da anticipare ed essere punto di riferimento per la storia dell’arte contemporanea; un video in movimento, con una musica originale creata dal sound designer e produttore musicale Paky Di Maio. La mostra del Chiostro del Bramante è un viaggio di approfondimento storico-artistico sull’influenza di Turner e, grazie a questo progetto, diviene un’esperienza dei sensi. 

Joseph Mallord William Turner (1775 – 1851)
Talento precocissimo, Joseph Mallord William Turner nacque a Londra nel 1775 e fu molto presto incoraggiato a seguire la carriera di pittore dal padre, che dal 1789, nonostante le difficili condizioni economiche, gli fece frequentare la prestigiosa Royal Academy, dove verrà nominato professore di prospettiva nel 1807.
J.M.W. Turner affiancò agli studi accademici la collaborazione con alcuni architetti e la visione diretta dei paesaggi dipingendo en plein air. Incisore e acquerellista in primis, Turner si dedicò ben presto alla pittura a olio.

La sua insopprimibile spinta verso il viaggio, alla continua ricerca di luoghi che potesse rappresentare su carta, lo portò a essere un paesaggista fedele alla tradizione topografica, in particolar modo della campagna inglese, tecnica che abbandonò ben presto per cedere il passo a una visione più lirica e libera che trascendesse il mero realismo. Sin dai primi viaggi, Turner comprese l’importanza di dipingere en plein air, così a partire dalla metà del 1790 prese l’abitudine di viaggiare in estate portando sempre con sé album da disegno e di lavorare in studio d’inverno completando i disegni realizzati nei mesi precedenti.
Per un po’ di tempo lavorò per il dottor Monro, collezionista e protettore di giovani artisti, periodo in cui copiò gli schizzi del noto paesaggista J.R. Cozens. Turner, inoltre, cominciò a seguire le estetiche del sublime e del pittoresco, alle quali aggiunse la sua incondizionata ammirazione per Nicolas Poussin e soprattutto per Claude Lorrain. Tuttavia, pur non dimenticando la lezione dei maestri del passato, Turner elaborò una personalissima maniera di dipingere, approfondendo sempre più gli effetti atmosferici e luministici. Attratto particolarmente dalla Teoria dei Colori di Johann Wolfgang von Goethe e dalle ricerche di Isaac Newton, Turner si concentrò sulla componente emozionale del colore elaborando un proprio diagramma, che gli fu utile durante le sue lezioni di prospettiva per mostrare agli studenti come usare il colore per creare l’illusione di profondità in pittura.

Particolare e profondo fu il suo rapporto con l’Italia che visitò per la prima volta brevemente nel 1802 per poi tornare nel 1819 soggiornando a Venezia, Roma e Napoli, città che gli diedero la piena percezione dell’intensa luminosità dei paesaggi italiani ed esperienza determinante per l’evoluzione del suo stile. Mirabili sono le sue vedute lagunari, attribuite alla piena maturità, tra le più famose di tutto il corpus di opere dell’artista. In questo periodo la tematica cromatica-luministica è il nodo centrale su cui verte la poetica di Turner, che si interesserà per tutto il resto della sua vita alla ricerca di soggetti e atmosfere da raffigurare come specchio del suo universo interiore. In uno spazio-luce libero da ogni tradizionale impianto prospettico, le forme perdono consistenza e i colori puri diventano con la luce, i protagonisti assoluti delle sue opere.
Turner seppe sfruttare, come mai nessuno prima di lui, la trasparenza e la luce tipici di questo genere di pittura, riuscendo a evocare effetti inarrivabili anche dai posteri. Dipingendo en plein air, il pittore riusciva a cogliere l’istante eloquente: un punto di luce, una folata, un tempo irripetibile che si prospettava come rivelatore dell’arcano.
Considerato straordinario sin dalla sua epoca, J.M.W. Turner, oltre ad aver anticipato tendenze estetiche come l’Impressionismo – è noto il debito che Claude Monet ebbe nei confronti di Turner di cui vide gli acquerelli conservati nel suo studio ed esposti temporaneamente presso la National Gallery in occasione di un suo viaggio a Londra nel 1871 – ha profondamente influenzato artisti contemporanei come Mark Rothko e Olafur Eliasson e continua ancora oggi a stupire chiunque guardi le sue opere.

Contattami per avere informazioni a riguardo. Ti guiderò sulla scelta migliore secondo le tue esigenze.

 

 

Il filmato realizzato da Sky sul dipinto di Caravaggio per Papa Francesco

Ecco il filmato realizzato da Sky Arte durante la lavorazione della ricreazione da “Caravaggio, La Vocazione di San Matteo” destinato nella sala di Casa Santa Marta, residenza di Papa Francesco.

Un quadro per Papa Francesco

Voglio raccontarvi uno dei momenti più belli della mia vita: il 30 Maggio 2018 ho avuto il privilegio di un incontro privato con Papa Francesco! Un incontro a Casa Santa Marta, durato 20 minuti, vissuti con grande intensità ed una emozione indescrivibile.

La prestigiosa occasione si è creata a seguito della realizzazione del film d’arte ‘Caravaggio, l’anima e il sangue’ prodotto da Sky e Magnitudo Film in collaborazione con Vatican Media, che ha riscosso un grande successo di pubblico e critica e che si aggiunge al filone dei film d’arte Sky dedicati ai grandi artisti italiani noti ed ammirati in tutto il mondo quali “Raffaello – Il Principe delle Arti” e “Michelangelo – Infinito”, ad Ottobre nei cinema, che vede la collaborazione sia di Vatican Media che dei Musei Vaticani. La Bottega Tifernate ha partecipato ad entrambi i progetti, realizzando le copie dei dipinti per le scene di finzione.

Ho potuto spiegare al Santo Padre la pictografia, come lavoriamo per costruire un’opera, lo sforzo che impieghiamo per riscoprire tecniche antiche oramai perdute.

Tutto questo di fronte ad una riproduzione in pictografia ad olio su tela da Caravaggio,  “La Vocazione di San Matteo” realizzata per la parete della sala di Casa Santa Marta.

Un lavoro iniziato a Febbraio e portato avanti a più mani per essere puntuali con l’appuntamento. La lavorazione è avvenuta mediante l’utilizzo di tecniche e materiali usati dall’artista per l’originale.

Abbiamo usato la biacca per conferire ai bianchi una lucentezza senza eguali (questa sostanza respinge la luce più di qualsiasi altra terra) e abbiamo applicato i neri a più strati secondo la sua maniera per renderli ancora più profondi.

Grazie alla preziosa disponibilità da parte dei responsabili di San Luigi dei Francesi, siamo stati in grado di lavorare all’interno della Cappella Contarelli, di fronte al dipinto: per prima cosa è stata eseguita una ripresa fotografica in alta definizione dell’opera.

Successivamente, in fase di pittura, si è potuto procedere con un approfondito confronto della copia con l’originale con le stesse condizioni di luce.

 

 

 

Questo ci ha permesso di verificare non solo i dettagli e le forme ma soprattutto le differenze cromatiche che sono state aggiustate sul posto.

In questa maniera, si è potuto ottenere un risultato eccezionale e il quadro, seppur in scala, permette di godere le emozioni che si provano di fronte ad un Capolavoro di tale portata.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Papa Francesco ha da sempre una predilezione per Caravaggio, ed in particolare per la Vocazione di San Matteo, che andava a contemplare nella Chiesa di San Luigi dei Francesi sin da quando da Cardinale soggiornava a Roma. Un quadro che racchiude anche il significato del motto da lui scelto per il suo Pontificato:

“Miserando atque eligendo”.

Ho visto negli occhi del Santo Padre uno stupore ed una gioia sincera nell’ammirare questo inaspettato dono:

la sua semplicità, il carisma che emana, mi hanno lasciato un grande dono, un arricchimento profondo che ti cambia, per sempre…

…e una sensazione che i miei studi, i sacrifici e le esperienze vissuti con con Francesca e Romolo e tutto il nostro team lavorando al fine di ricreare nella maniera più scientifica possibile qualsiasi opera d’arte, abbiano raggiunto l’apice del riconoscimento…

Il Papa che ha a disposizione i più grandi Capolavori che l’umanità abbia mai conosciuto, desiderava possedere un dipinto ubicato in una sede dalla quale è difficile spostarlo. L’unico modo per vivere l’emozione e lo stupore che esso suscita, era possederne una copia ma non una copia qualsiasi:

doveve suscitare l’emozione che si prova di fronte all’originale: doveva essere ricreato lavorando sul significato che l’artista voleva comunicare allo spettatore.

Questo ci indica che il recupero della memoria artistica ha un senso: ricreare un’opera che potrebbe essere rubata oppure scomparire a causa di eventi eccezionali, ha un alto valore culturale ma anche storico ed artistico.Quando iniziai gli studi, nel 1990, nessuno pensava all’utilità della pictografia ma oggi, abbiamo numerosi esempi che possono testimoniare il contrario.Continueremo per la strada intrapresa  con nel cuore un motivo in più per credere che sia proprio quella giusta.


 

 

 

 

 

 

Link agli articoli e video:

Il Mio Papa
Skytg24
Vatican News
Ansa
Vatican Insider Vaticano
Tevere Tv
SIR Servizio Informazione Religiosa
Il Profumo della Dolce Vita
Umbria Domani
Primo Piano Notizie
Primo Piano Notizie congratulazioni Sindaco
La Sicilia
Tutt’Oggi Info
La Nazione

Messaggero, web – Messaggero, quotidiano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Studiosi, su piastrella prima pittura di Leonardo

Studiosi, su piastrella prima pittura di Leonardo

Datato 1471, sarebbe anche primo autoritratto

 © ANSA

 Il volto di tre quarti. I riccioli d’acqua, che scendono sulla nuca. Le ali di pavone che si intravedono dal basso. E quei numeri a rebus sotto la mandibola.
Sarebbe un Arcangelo Gabriele su una piastrella in terracotta invetriata quadrata, la più antica opera pittorica di Leonardo Da Vinci, prima firma autografa del maestro della Gioconda e suo primo autoritratto, datato 1471. A sostenere la scoperta, mostrando alla Stampa estera la piccola maiolica intitolata ”L’arcangelo Gabriele, pittura d’Eterna vernice” (20 per 20 centimetri), sono lo studioso leonardesco Ernesto Solari e la consulente grafologa Ivana Rosa Bonfantino, già professore di grafologia comparata all’Università Lumsa di Roma. Un’indagine da 6 mila documenti e tre anni di studio, racconta Solari, non priva di misteri da sciogliere, che parte dagli eredi dei nobili Fenicia di Ravello, oggi proprietari dell’opera, correndo indietro fino a quel 1471, quando Leonardo era un 19 enne appena uscito dalla bottega del Verrocchio e cresciuto nella fornace del nonno a Bacchereto. Dipinta a simil-lustro (una tecnica sviluppata dai maestri toscani per resistere alla concorrenza dei più economici spagnoli), secondo un documento d’archivio ”non più disponibile ma di cui si ha conoscenza”, sarebbe stata donata ai Fenicia di Ravello da Giovanna d’Aragona nel 1499 ”per servigi resi”, comparendo poi in un lascito testamentario dell’800. ”Bellissima già solo a guardarla”, dice Solari, la piastrella ”è stata analizzata da tre laboratori diversi”. E tra termoluminescenza, stratigrafie dei pigmenti e analisi riflettologiche, ha cominciato a ”parlare”. Rivelando, ad esempio che nella cottura si è persa parte della palpebra. Che l’argilla, così povera di quarzo, arriva da Bacchereto-Montelupo. Soprattutto, sono emersi quei caratteri (precedenti all’ultima cottura e quindi coevi) che secondo la Bonfantino – comparati anche alle scritte del Paesaggio con fiume del 1473 e al contratto per La vergine delle Rocce – appartengono a Leonardo. C’è la firma ”da Vinci lionardo”, vergata da sinistra a destra, mimetizzata nella mandibola con la data; la sigla LDV ib (che ricorrerà nelle sue opere); e un piccolo rebus di numeri: 52, data di nascita di Leonardo, e 72 che rimanda a Gb-Gabriele. Solari lo interpreta come un’identificazione con l’Arcangelo, rafforzata dalla somiglianza con l’autoritratto sul foglio 447 degli Uffizi, che pur ”datato ’47 può essere stato utilizzato più volte nel tempo”. Il retro della maiolica, con 6 tasselli moltiplicati per 6, rimanderebbe alla quadratura del cerchio e al tema della ricerca della perfezione.
”Nel 1471 – prosegue lo studioso – l’Arcangelo Gabriele era un vera star”, anche per l’apparizione concessa al Beato Amadeo da Silva. E visto che ”Leonardo era Leonardo anche da giovane”, non stupirebbe la scelta di un tema tanto in voga per iniziare a farsi un nome. Giallo nel giallo, è però come la maiolica sia arrivata a Giovanna d’Aragona. Sposando la tesi di Leonardo a Napoli nel ’99, ”potrebbe esser stato un suo dono alla sovrana dopo il parto o per ringraziarla di aver posato per un suo ritratto”. Oppure, Leonardo avrebbe potuto esporre l’opera ”a Firenze nel ’71, in occasione dei grandi festeggiamenti per l’Annunciazione”. La maiolica sarebbe potuta così entrare tra i beni di Galeazzo Maria Sforza ed esser poi donata da sua nuora Isabella d’Aragona alla zia Giovanna. ”Di valore inestimabile” l’opera sarebbe così oggi ”una rara testimonianza della giovinezza di Leonardo”, seconda per datazione solo al disegno della Valle dell’Arno (1469). ”Di certo lui puntava già all’eternità – conclude Solari – Noi oggi apriamo il dibattito, ma ci sentiamo forti perché abbiamo a sostegno tutti gli esami e le dimostrazioni scientifiche, pronti a mostrarle a tutti”. Una copia dell’opera da domani sarà al Museo da Vinci Experience di Roma insieme alla macchina per quadrelle del Maestro.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

Source

http://ansa.it/sito/notizie/cultura/arte/2018/06/21/leonardo-studiosi-del-1471-prima-opera_a225ab4d-56dc-4615-ab32-b4cf3a56504b.html

Questo è il mio primo post

Mi presento,

mi chiamo Stefano Lazzari e, dal 1990 vivo il mondo dell’Arte come mestiere oltre che come passione.

In quell’anno infatti, decisi di iniziare a studiare una tecnica di riproduzione che fosse di aiuto per eseguire un affresco, una tela o una tavola a “regola d’arte”.

Dopo 5 anni ho deciso di fondare la “Bottega Tifernate” con mia sorella Francesca e mio papà Romolo: con loro e con il mio team, composto di artisti, intagliatori, doratori e falegnami, studio e applico le tecniche delle antiche botteghe d’arte, in Umbria, terra di mille testimonianze artistiche.
Il lavoro mi porta a viaggiare e conoscere i più grandi maestri del passato e ricreare qualsiasi tipo di dipinto applicando i processi di lavorazioni eseguiti per l’originale.

Nel tempo libero creo opere ispirate a ciò che ci succede intorno.

In questo Magazine, voglio condividere il mio percorso, fatto di emozioni, incontri e scoperte, legate al periodo più bello che l’Italia ci ha lasciato: il Rinascimento.

Iniziamo insieme un “viaggio” che ci porterà a conoscere, approfondire, condividere e discutere di pittori, mostre, notizie e quadri particolari: insomma di tutte quelle cose che ci accadono e che ci sono accadute con uno sguardo attento per tutto ciò che si muove e si trasforma nel mondo dell’Arte.

A presto

La Basilica Nascosta

Lunedì 2 Aprile 2018 alle 23:45 è andato in onda lo speciale di Rai1 “La Basilica Nascosta”, il viaggio di Osvaldo Bevilacqua all’interno della Basilica di san Pietro con il racconto di quello che milioni di turisti e pellegrini non riescono a vedere. Con la guida del cardinal Comastri – Vicario Generale di Sua Santità per la Città del Vaticano – il programma svela il lavoro delle migliaia di artisti, artigiani e operai che hanno reso unica la Chiesa più importante della Cristianità. E anche il ruolo delle donne, sconosciuto per secoli. “La Basilica Nascosta” è uno speciale di Osvaldo Bevilacqua e Paola Miletich, regia di Gian Marco Mori, produttore esecutivo Eleonora Iannelli. In questo speciale, vengono spiegate le “Allegrezze”, un pranzo organizzato dagli operai che stavano costruendo la Cupola della Basilica di San Pietro su direzione di Michelangelo, ogni volta che finivano un lavoro. Io ed il mio team siamo stati incaricati di realizzare un dipinto che potesse illustrare questo evento. Dietro la supervisione del dott. Pietro Zander della Fabbrica di San Pietro, abbiamo realizzato un bozzetto che ha permesso poi di eseguire la pittura esibita in trasmissione.

GUARDA IL FILMATO “LA BASILICA NASCOSTA”

http://www.raiplay.it/programmi/labasilicanascosta/

Ecco cosa scrive Antonio da Sangallo il Giovane (1484-1546) riguardo all’Allegrezza del 30 Novembre 1544 che si svolse nella Serratura della volta grande (voltone della navata maggiore dietro il cosiddetto “muro divisorio”):

  • 4 barili di “Vino grecho” (circa 230 litri);
  • Maccheroni e lasagne;
  • 54 chili di carne vaccina;
  • 8 di carne di vitella da latte;
  • Salsicce, fegato e cervelletti (da mastro Francesco “macelaro in borgo”);
  • Anche polli, tordi e piccioni;
  • 5 chili di cacio pecorino “da mettere sui maccheroni”;
  • Altro formaggio, frutta e, naturalmente, pane.
  • Prestito di piatti e bicchieri (compreso l’addebito di quelli che si ruppero);
  • 80 baiocchi dati al cuoco per cucinare.

Michelangelo organizzò sopra le volte della basilica, a quasi 50 m di altezza, ben sei pranzetti di fine lavoro per festeggiare in allegrezza con i suoi operai la felice conclusione dei lavori da lui intrapresi.

I pranzi, prevedevano diverse pietanze, per lo più a base di carne suina, anche se non mancano riferimenti a dozzine di chili di lasagne, di pecorino romano, “salsicioni bologniesi”, con verdura, frutta e formaggi vari, il tutto innaffiato da molti litri di vino. Il 23 dicembre dicembre 1550 donò ai suoi operai due dozzine di baschi.

Anche grazie a questo contributo del Sangallo, abbiamo potuto portare in pittura una rappresentazione fedele di un episodio “curioso” che accadde più di 500 anni fa!