Un quadro per Papa Francesco

Voglio raccontarvi uno dei momenti più belli della mia vita: il 30 Maggio 2018 ho avuto il privilegio di un incontro privato con Papa Francesco! Un incontro a Casa Santa Marta, durato 20 minuti, vissuti con grande intensità ed una emozione indescrivibile.

La prestigiosa occasione si è creata a seguito della realizzazione del film d’arte ‘Caravaggio, l’anima e il sangue’ prodotto da Sky e Magnitudo Film in collaborazione con Vatican Media, che ha riscosso un grande successo di pubblico e critica e che si aggiunge al filone dei film d’arte Sky dedicati ai grandi artisti italiani noti ed ammirati in tutto il mondo quali “Raffaello – Il Principe delle Arti” e “Michelangelo – Infinito”, ad Ottobre nei cinema, che vede la collaborazione sia di Vatican Media che dei Musei Vaticani. La Bottega Tifernate ha partecipato ad entrambi i progetti, realizzando le copie dei dipinti per le scene di finzione.

Ho potuto spiegare al Santo Padre la pictografia, come lavoriamo per costruire un’opera, lo sforzo che impieghiamo per riscoprire tecniche antiche oramai perdute.

Tutto questo di fronte ad una riproduzione in pictografia ad olio su tela da Caravaggio,  “La Vocazione di San Matteo” realizzata per la parete della sala di Casa Santa Marta.

Un lavoro iniziato a Febbraio e portato avanti a più mani per essere puntuali con l’appuntamento. La lavorazione è avvenuta mediante l’utilizzo di tecniche e materiali usati dall’artista per l’originale.

Abbiamo usato la biacca per conferire ai bianchi una lucentezza senza eguali (questa sostanza respinge la luce più di qualsiasi altra terra) e abbiamo applicato i neri a più strati secondo la sua maniera per renderli ancora più profondi.

Grazie alla preziosa disponibilità da parte dei responsabili di San Luigi dei Francesi, siamo stati in grado di lavorare all’interno della Cappella Contarelli, di fronte al dipinto: per prima cosa è stata eseguita una ripresa fotografica in alta definizione dell’opera.

Successivamente, in fase di pittura, si è potuto procedere con un approfondito confronto della copia con l’originale con le stesse condizioni di luce.

 

 

 

Questo ci ha permesso di verificare non solo i dettagli e le forme ma soprattutto le differenze cromatiche che sono state aggiustate sul posto.

In questa maniera, si è potuto ottenere un risultato eccezionale e il quadro, seppur in scala, permette di godere le emozioni che si provano di fronte ad un Capolavoro di tale portata.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Papa Francesco ha da sempre una predilezione per Caravaggio, ed in particolare per la Vocazione di San Matteo, che andava a contemplare nella Chiesa di San Luigi dei Francesi sin da quando da Cardinale soggiornava a Roma. Un quadro che racchiude anche il significato del motto da lui scelto per il suo Pontificato:

“Miserando atque eligendo”.

Ho visto negli occhi del Santo Padre uno stupore ed una gioia sincera nell’ammirare questo inaspettato dono:

la sua semplicità, il carisma che emana, mi hanno lasciato un grande dono, un arricchimento profondo che ti cambia, per sempre…

…e una sensazione che i miei studi, i sacrifici e le esperienze vissuti con con Francesca e Romolo e tutto il nostro team lavorando al fine di ricreare nella maniera più scientifica possibile qualsiasi opera d’arte, abbiano raggiunto l’apice del riconoscimento…

Il Papa che ha a disposizione i più grandi Capolavori che l’umanità abbia mai conosciuto, desiderava possedere un dipinto ubicato in una sede dalla quale è difficile spostarlo. L’unico modo per vivere l’emozione e lo stupore che esso suscita, era possederne una copia ma non una copia qualsiasi:

doveve suscitare l’emozione che si prova di fronte all’originale: doveva essere ricreato lavorando sul significato che l’artista voleva comunicare allo spettatore.

Questo ci indica che il recupero della memoria artistica ha un senso: ricreare un’opera che potrebbe essere rubata oppure scomparire a causa di eventi eccezionali, ha un alto valore culturale ma anche storico ed artistico.Quando iniziai gli studi, nel 1990, nessuno pensava all’utilità della pictografia ma oggi, abbiamo numerosi esempi che possono testimoniare il contrario.Continueremo per la strada intrapresa  con nel cuore un motivo in più per credere che sia proprio quella giusta.


 

 

 

 

 

 

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Le mostre temporanee a Le Gallerie d’Italia – Palazzo Zevallos Stigliano a Napoli.

Leonardo da Vinci. La Scapiliata | L’Ospite illustre da Parma

Le Gallerie d’Italia – Palazzo Zevallos Stigliano presentano dal 6 luglio al 2 settembre la mostra temporanea su Leonardo da Vinci. La Scapiliata | L’Ospite illustre da Parma. La nuova edizione della rassegna L’Ospite Illustre accoglie alle Gallerie d’Italia di Napoli, grazie a uno straordinario prestito dal Complesso Monumentale della Pilotta di Parma, la Testa di fanciulla, generalmente nota come La scapiliata, di Leonardo da Vinci.  L’esposizione anticipa le celebrazioni per i 500 anni dalla morte di Leonardo previste nel 2019. Inoltre, a distanza di oltre trent’anni dalla grande mostra Leonardo e il leonardismo a Napoli e a Roma tenutasi al Museo di Capodimonte, il dipinto ritorna in città e consente di riprendere, con l’occasione, i temi affrontati in quella circostanza, aggiornandoli con i più recenti interventi critici.

Metabolismo napoletano – Luciano e Marco Pedicini.

Le Gallerie d’Italia – Palazzo Zevallos Stigliano presentano dal 9 giugno al 30 settembre la mostra fotografica Metabolismo napoletano – Luciano e Marco Pedicini. Napoli ha sempre dimostrato una grande capacità di rigenerarsi. Utilizzando le “porte spazio-temporali” lasciate aperte da uomini passati e contemporanei, Luciano e Marco Pedicini fanno correre un filo visivo per ricucire l’immagine di una città complessa e ricchissima di arte; un percorso che trae la sua forza da una tradizione fotografica lunga ormai tre generazioni e interamente dedicata alla maturazione di uno sguardo sulle opere d’arte come qualcosa di vivo e presente. Opere lontanissime nel tempo, ognuna con la propria storia da raccontare, s’incontrano per la prima volta nella stessa sala eppure riescono a parlare la stessa lingua e, insieme, a costruire un senso nuovo, comune. La mostra ha avuto una prima sede nel 2017 a Bruxelles organizzata dall’Istituto Italiano di Cultura.

Da martedì a venerdì dalle 10.00 alle 18.00 (ultimo ingresso 17.30)

Sabato e domenica dalle 10.00 alle 20.00 (ultimo ingresso 19.30) | Chiuso il lunedì

Aperture straordinarie: 15 agosto

Biglietto congiunto mostra e collezioni permanenti

Intero € 5 | Ridotto € 3

Ingresso gratuito: ogni prima domenica del mese, per convenzionati, scuole e minori di 18 anni

Prenotazione obbligatoria per i gruppi e le scuole

info@palazzozevallos.com

grazie a Giovanni Manzo e ItaliaArtMagazine

Studiosi, su piastrella prima pittura di Leonardo

Studiosi, su piastrella prima pittura di Leonardo

Datato 1471, sarebbe anche primo autoritratto

 © ANSA

 Il volto di tre quarti. I riccioli d’acqua, che scendono sulla nuca. Le ali di pavone che si intravedono dal basso. E quei numeri a rebus sotto la mandibola.
Sarebbe un Arcangelo Gabriele su una piastrella in terracotta invetriata quadrata, la più antica opera pittorica di Leonardo Da Vinci, prima firma autografa del maestro della Gioconda e suo primo autoritratto, datato 1471. A sostenere la scoperta, mostrando alla Stampa estera la piccola maiolica intitolata ”L’arcangelo Gabriele, pittura d’Eterna vernice” (20 per 20 centimetri), sono lo studioso leonardesco Ernesto Solari e la consulente grafologa Ivana Rosa Bonfantino, già professore di grafologia comparata all’Università Lumsa di Roma. Un’indagine da 6 mila documenti e tre anni di studio, racconta Solari, non priva di misteri da sciogliere, che parte dagli eredi dei nobili Fenicia di Ravello, oggi proprietari dell’opera, correndo indietro fino a quel 1471, quando Leonardo era un 19 enne appena uscito dalla bottega del Verrocchio e cresciuto nella fornace del nonno a Bacchereto. Dipinta a simil-lustro (una tecnica sviluppata dai maestri toscani per resistere alla concorrenza dei più economici spagnoli), secondo un documento d’archivio ”non più disponibile ma di cui si ha conoscenza”, sarebbe stata donata ai Fenicia di Ravello da Giovanna d’Aragona nel 1499 ”per servigi resi”, comparendo poi in un lascito testamentario dell’800. ”Bellissima già solo a guardarla”, dice Solari, la piastrella ”è stata analizzata da tre laboratori diversi”. E tra termoluminescenza, stratigrafie dei pigmenti e analisi riflettologiche, ha cominciato a ”parlare”. Rivelando, ad esempio che nella cottura si è persa parte della palpebra. Che l’argilla, così povera di quarzo, arriva da Bacchereto-Montelupo. Soprattutto, sono emersi quei caratteri (precedenti all’ultima cottura e quindi coevi) che secondo la Bonfantino – comparati anche alle scritte del Paesaggio con fiume del 1473 e al contratto per La vergine delle Rocce – appartengono a Leonardo. C’è la firma ”da Vinci lionardo”, vergata da sinistra a destra, mimetizzata nella mandibola con la data; la sigla LDV ib (che ricorrerà nelle sue opere); e un piccolo rebus di numeri: 52, data di nascita di Leonardo, e 72 che rimanda a Gb-Gabriele. Solari lo interpreta come un’identificazione con l’Arcangelo, rafforzata dalla somiglianza con l’autoritratto sul foglio 447 degli Uffizi, che pur ”datato ’47 può essere stato utilizzato più volte nel tempo”. Il retro della maiolica, con 6 tasselli moltiplicati per 6, rimanderebbe alla quadratura del cerchio e al tema della ricerca della perfezione.
”Nel 1471 – prosegue lo studioso – l’Arcangelo Gabriele era un vera star”, anche per l’apparizione concessa al Beato Amadeo da Silva. E visto che ”Leonardo era Leonardo anche da giovane”, non stupirebbe la scelta di un tema tanto in voga per iniziare a farsi un nome. Giallo nel giallo, è però come la maiolica sia arrivata a Giovanna d’Aragona. Sposando la tesi di Leonardo a Napoli nel ’99, ”potrebbe esser stato un suo dono alla sovrana dopo il parto o per ringraziarla di aver posato per un suo ritratto”. Oppure, Leonardo avrebbe potuto esporre l’opera ”a Firenze nel ’71, in occasione dei grandi festeggiamenti per l’Annunciazione”. La maiolica sarebbe potuta così entrare tra i beni di Galeazzo Maria Sforza ed esser poi donata da sua nuora Isabella d’Aragona alla zia Giovanna. ”Di valore inestimabile” l’opera sarebbe così oggi ”una rara testimonianza della giovinezza di Leonardo”, seconda per datazione solo al disegno della Valle dell’Arno (1469). ”Di certo lui puntava già all’eternità – conclude Solari – Noi oggi apriamo il dibattito, ma ci sentiamo forti perché abbiamo a sostegno tutti gli esami e le dimostrazioni scientifiche, pronti a mostrarle a tutti”. Una copia dell’opera da domani sarà al Museo da Vinci Experience di Roma insieme alla macchina per quadrelle del Maestro.

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http://ansa.it/sito/notizie/cultura/arte/2018/06/21/leonardo-studiosi-del-1471-prima-opera_a225ab4d-56dc-4615-ab32-b4cf3a56504b.html